Discorso sul leggere

novembre 9, 2012 § Lascia un commento

 lidia gargiulo

In latino légere vuol dire cogliere, raccogliere, scegliere, distinguere.Chi legge coglie e distingue le lettere dell’alfabeto. Legere vuol dire anche pronunciare: si chiama lettore, infatti, chicollabora col docente leggendo ad alta voce.Dopo il tributo all’etimologia, diciamo subito che oggi leggere vuol dire solo leggere; eppure contiene ancora gli antichi significati.

Stiamo leggendo un articolo interessante e d’un tratto l’occhio si scontra con una pubblicità collocata nona caso proprio lì; nei molti luoghi pubblici le informazioni ci arrivano assieme a notizie non richieste; nei supermercati ci accoglie l’ininterrotto invito all’acquisto, il flusso di notizie non richieste e il sottofondo di canzoni: sembra un regalo e invece è assedio, occupazione degli spazi privati della mente; ci siamo dentro, non possiamo evitarlo. In attesa del tuo turno in banca o nelle poste stai leggendo il giornale ed ecco dietro di te qualcuno ti grida al cellulare le sue faccende. Si meraviglia della tua protesta: sei strana, sei l’unica a parlare mentre gli altri tacciono in rassegnata pazienza, in piedi, in fila, ognuno per sé. Solitudini in fila.

 

Leggere=scegliere

Quando leggiamo, invece, il silenzio parla e cammina con noi. Se già sappiamo cosa vogliamo, la scelta di un libro è facile, ma è bello anche affidarsi all’intuito, riconoscere fra tanti quello che chiamerà con le parole giuste le sensazioni che vanno e vengono dentro di noi. Che una suggestione si faccia pensiero e poi parola o affondi nell’oblio, spesso dipende proprio dall’incontro con quel libro che sembra scritto proprio per noi. Lo possiamo incontrare nelle megalibrerie in bruta forma di merce, in una non ancora estinta libreria, in una pubblica biblioteca, fra i tesori sommersi di una bancarella: è il libro da appoggiare e ritrovare sul comodino, sulla scrivania, su un angolo speciale; da portare in borsa, in tasca per leggere in autobus, alla stazione, al mare, su una panchina. Tra i molti luoghi sarà bene distinguere, e sarà ancora “scegliere”: un trattato di filosofia non lo leggiamo nel chiacchiericcio di una sala di attesa (c’è chi lo fa, ma è raro). Leggere è anche “scegliere”se restare fedeli ai nostri autori o cercare in panorami diversi un’altra idea del mondo.

Leggere=conoscere. Conoscere il mondo, quel mondo che dal piccolo seme al non ancora misurato universo ora rivela ora nasconde i suoi misteri; allora leggere si fa ricerca e conoscenza che non avrà mai fine. Anche chi ha molto pensato e capito, quando si commisura col cosmo, può dire: «Solo una cosa so: di non sapere»,poiché la vita di un individuo, per quanto fertile e operosa, è solo un soffio nell’universo. Ma nella famosa e mai abbastanza compresa “ironia” socratica, quella che suona sconfitta e fallimento può essere anche il grado più alto del sapere.

Pare che Socrate non abbia mai scritto, ma lo leggiamo in molte pagine del discepolo Platone.

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