Modi di leggere

dicembre 2, 2012 § Lascia un commento

 lidia gargiulo

é‘Lègere’ in latino vuol dire eleggere, vale a dire distinguere i segni e il senso.

Io leggo per passare il tempo. Amico, il tempo passa comunque: ci accorgiamo di sera che è passato un giorno, a Capodanno che è passato un anno.

Io leggo perché leggere m’informa. Ti sei mai chiesto come t’informa chi dice di informarti?

Io leggo per sognare. Quando si sogna vuol dir che già è finita, diceva una canzone.

Io leggo per pensare. Se ti guardi intorno, le cose che succedono le leggi dal vivo in tempo reale.

Ma perché leggere? II libro me lo scrivo io, hai voglia quante storie posso raccontare, e se imbrocco la giusta divento pure ricco. Ma chi prende sul serio la scrittura sta sempre in compagnia di chi ha già scritto, uno scrittore non smette mai di essere lettore.

 A volte un libro, o anche un articolo, un capitolo di saggio, si rivela più impegnativo di quanto credevamo: è interessante ma… E ancora bisogna scegliere: continuare o rinunciare, o rimandare a un altro momento? Come il buongustaio che all’assaggio riconosce la qualità di cibi e bevande, il lettore esperto riconosce di volta in volta la lettura che fa per lui. Ma a scegliere si impara passando per tentativi e prove; dopo letture fatte per moda o per dovere o a caso − ma tante volte il caso fa la cosa giusta! − si forma il gusto e assieme al gusto un’idea della vita e un fiume di domande. È a questo punto che la lettura diventa incontro con qualcuno che ha pensato prima di noi, e allora le pagine si fanno dialogo, riflessione, condivisione di sentimento, di pensiero. Non tutti i libri sono per tutti, ma ci sono libri capaci di parlare a tutti: i lettori potranno discutere o litigare sui dettagli ma diranno tutti che quel libro è grande. Incontrare uno di questi libri al momento giusto è una gran fortuna. Elio Vittorini diceva che un buon libro non è quello che ci lascia come eravamo, ma quello che ci fa dire “Toh, a questo non avevo pensato”.

 Nelle Confessioni, sant’Agostino racconta che Ambrogio vescovo di Milano, (santo nel calendario della Chiesa) leggeva in silenzio e, quando i discepoli si trattenevano vicino a lui, non alzava lo sguardo, come se non si accorgesse della loro presenza. Forse, continua Agostino, Ambrogio voleva evitare che i discepoli, sentendone la voce, chiedessero spiegazione di qualche passo difficile o controverso e interrompessero, così, la sua concentrazione; oppure Ambrogio cercava di risparmiare la voce, che facilmente gli si abbassava.

In una pagina di Altre Inquisizioni Jorge Luis Borges riprende questo punto delle Confessioni e vi aggiunge, come al solito, qualche folgorante riflessione: « […] Un mirabile caso ha voluto che uno scrittore fissasse l’istante in cui ebbe principio il vasto processo… si realizzava il predominio della parola scritta su quella parlata, della penna sulla voce. Sant’Agostino fu discepolo di sant’Ambrogio, vescovo di Milano, intorno all’anno 384; tredici anni dopo, in Numidia, mentre scriveva le sue Confessioni, ancora lo turbava quel singolare spettacolo: un uomo in una stanza, con un libro, che legge senza articolare le parole! … La strana arte che cominciava, l’arte di leggere silenziosamente, avrebbe condotto a conseguenze meravigliose… Avrebbe condotto, trascorsi molti anni, al concetto di libro come fine, non come strumento di un fine… Alla nozione di un Dio che parla con gli uomini per ordinare o proibire qualcosa, si sovrappone quello del Libro Assoluto, quello di una Scrittura sacra». Una nota a pie’ di pagina ci informa che leggere ad alta voce consentiva di penetrare meglio il significato, giacché a quel tempo non v’erano segni di interpunzione e neppure divisioni tra le parole; inoltre si leggeva in comune per moderare o evitare gli inconvenienti della scarsità di codici, ossia dei testi scritti. Il dialogo di Luciano di Samosata Contro un ignorante compratore di libri racchiude una testimonianza di tale costume nel secolo II. Il silenzio, dunque, sembra essere un requisito indispensabile per la lettura. Dov’è il silenzio, oggi? Si può produrre il silenzio? Come?

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