Fra testi e teste: mediazioni

febbraio 4, 2013 § Lascia un commento

 lidia gargiulo

éSebbene siano convinti che l’accostamento diretto ai testi costruisce un rapporto più significativo con gli autori, la maggior parte degli insegnanti dà spazio soprattutto a commenti e giudizi critici, dimenticando che la presa diretta su un testo non avviene se non tramite un adulto che mostri metodi e strategie del leggere. Non basta infatti esortare o obbligare a leggere se non si accompagna a costruire interesse e abilità, poiché leggere è prima di tutto un lavoro della mente, che solo col tempo e la disciplina diventa piacevole abitudine.

Non è detto che spiegando un argomento un insegnante debba dire quanto è già scritto sul libro di testo, ma chi studia a casa deve essere in grado di usare lo strumento-libro per ritrovare o integrare quanto già sentito in classe, e non è scontato che tutti sappiano farlo. Più che scegliere tra ricerca digitale e cultura del libro, forse è meglio distinguere, per usare l’una o l’altra secondo i momenti e le opportunità. Il libro e la lettura non sono il vecchio che muore ma un modo diverso di apprendere e pensare. Una buona occasione per parlarne è, all’inizio dell’anno, ma anche in altri momenti, presentare i libri di testo, scorrere l’indice assieme agli studenti, osservare nelle pagine la distribuzione degli argomenti, la scansione in capitoli e paragrafi. Insegnare, insomma, vuol dire anche insegnare a usare al meglio gli strumenti, sentire il parere di chi li usa, farsi insomma mediatori anche tra uno strumento e chi lo deve usare. Digitale o no che sia, su un testo si può fare anche un esercizio divertente: si legge qualche pagina e in essa si identificano i dati e i concetti per poterli utilizzare in modo diverso: i dati infatti vanno appresi con precisione, i concetti vanno capiti, magari anche tradotti in un sinonimo, espressi con parole proprie (quanti invece tendono a sfumare il dato e a ripetere meccanicamente il concetto!). Non sarà difficile, con questo esercizio, spiegare che la guerra al “dato” e alla famigerata “nozione” non è una guerra intelligente, perché proprio i dati e le nozioni, in quanto cognizioni accertate e condivise, sono il materiale solido accanto al quale possiamo collocare anche una nostra personale riflessione. Utile e divertente è anche leggere in classe, in silenzio, una pagina o un paragrafo raccogliendo ciascuno quelle parole che ritiene significative, annotandole su un foglio e poi, su queste parole ricostruire a voce quello che ha letto. Attenzione al tempo: se chi insegna prova a fare gli stessi esercizi dei suoi studenti, si convincerà che assegnare compiti in misura sproporzionata serve solo a creare estraneità e strategie di fuga. Il primo dovere di chi lavora nella scuola è mostrare (non solo dire) che leggere è un lavoro della mente, che questo lavoro si apprende ed è moneta che non scade.

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